blonde inside

. blondeinside75@gmail.com
Ask me anything
Posts tagged condivisioni

(…)Scrivo pochissimo di te anche altrove. Mi sembra che scriverne sia già ricordare, e si ricorda una cosa passata e finita. E invece tu sei qui, ora, non voglio ricordare, voglio baciarti.(…)
Ogni essere umano tende a imprigionarsi dentro a una piccola scatola che si costruisce da solo, o che gli altri hanno costruito per lui. E’ la scatola dei "non ce la faccio" e dei "non si può". Le sue pareti sono composte dai nostri pensieri di debolezza e paura, che addebitano sempre a qualche causa esterna (la famiglia, la società ingiusta, la sfortuna) le ragioni di una scelta vile o comunque riduttiva che ci consente di utilizzare soltanto una minima parte delle nostre facoltà. Se riuscissimo a guardare oltre la scatola, scorgeremmo orizzonti nuovi nei quali liberare la personalità rattrappita. Restando chiusi là dentro, invece, finiamo col credere davvero che i confini della scatola coincidano con i confini del mondo e di ciò che è possibile per noi. La scatola è una prigione, ma una prigione comoda, perché scalda, protegge, e soprattutto concede un alibi formidabile alle frustrazioni. Ma se abbiamo la forza di romperla, faremo una scoperta clamorosa: che ognuno di noi può essere molte più cose di quelle che crede

Da un post vecchissimo di Estate Indiana su splinder che non c’è più e che non posso linkare

In Insonnia d’amore, Tom Hanks e il figlio sono sull’Empire State Building e aspettando una donna sconosciuta che noi sappiamo è Meg Ryan.
Dopo aver aspettato a lungo, Tom Hanks dice: vabbe’, scendiamo. Si avviano verso l’uscita e Meg Ryan continua a fare tardi, sembra davvero che non faccia in tempo, e sembra che faccia talmente tardi che ogni volta che vedo il film comincio a pensare sul serio che stavolta lo ritrasmettono in un’altra versione in cui davvero non ce la farà. Non li incontrerà più, stavolta.
E succede davvero così: quando Meg Ryan arriva in cima al grattacielo, non c’è più nessuno. Non si sono incontrati. E io dico: ma non è possibile, mi ricordo che finiva bene. Eppure davanti a me c’è Meg Ryan tutta sola, e loro ormai se ne sono andati. Il fatto che non si sono incontrati è evidente, lei è arrivata troppo tardi e forse sono io che ricostruisco il film secondo i miei desideri.
Mi agito sulla sedia, mi alzo, mi risiedo, fino a quando Meg Ryan abbassa lo sguardo e trova lo zaino del bambino, e appena dopo appaiono davanti a lei Tom Hanks e il figlio - che sono tornati a recuperarlo.
E si incontrano, finalmente. Sono così felice ogni volta, così felice. Comincio a piangere dalla commozione, sì, ma anche per il fatto che il film è sempre uguale ogni volta che lo vedo.

"Momenti di trascurabile felicità" - Francesco Piccolo

“Chiusa una porta si apre un portone”. Stanno tutti a menartela con ‘sta storia senza rendersi conto che a te di trovarti davanti un portone non frega niente, ché i portoni sono duri da aprire e altrettanto duri da chiudere.
E lo fanno mentre sei li che cerchi in mezzo ad un mazzo di mille chiavi quella giusta per chiudere definitivamente la porta che con tanta fatica ti sei lasciata alle spalle e l’unica cosa che vuoi è trovare una porticina dalla quale passerai senza fatica e questa volta prima di appoggiartici controllerai che sia dotata di maniglione anti panico. Perché in definitiva la cosa che se non è una storia complicata non ti da le stesse emozioni va bene a 15 anni o a 20. A 30 no, a 30 ti rompi il cazzo in tempo zero.

Se non sai ridere hai perso:   (via tappy)

figuriamoci a 40

I mostri del cuore si alimentano con l’inazione. Non sono le sconfitte a ingrandirli, ma le rinunce.

Fai bei sogni - Massimo Gramellini

Voi che vi definite “lavoratori dell’arte e della conoscenza e dello spettacolo” e che pretendete uno spazio per lavorare ed esprimervi. Innanzitutto esprimetevi meglio: cio’ che pretendete e’ uno spazio gratuito dove esprimervi, non uno spazio dove esprimervi. La richiesta e’ ingiustificata, ma accettiamola per un momento e chiediamoci: uno spazio gratuito e’ stato mai – in qualche luogo dell’epoca moderna – una condizione necessaria all’emersione di geni incompresi dell’arte e dello spettacolo? Siccome sarete intelligenti non mi farete certo l’esempio degli antichi mecenati. Ancora, dettagliando meglio la domanda: l’assenza di spazi gratuiti e’ stata mai ostacolo invalicabile all’emersione di opere d’arte degne di nota? Avete un esempio da portare per giustificare anche solo minimamente il gesto? Per giustificare quello che volete, e cioe’ una facilitazione della vostra esistenza? Perche’ questo volete: una facilitazione della vostra esistenza di (presunti) artisti. Ma l’arte non si giova delle facilitazioni. E’ il contrario. Il talento – quando c’e’- prende linfa dagli ostacoli sulla strada, dalla difficolta’ di emergere. Il talento si affina per farsi notare e sopravvivere nelle condizioni paludose in cui e’ nato. Forse sara’ un talento piccolo piccolo, oppure apprezzato solo da una piccola nicchia: allora sopravvivera’ arrancando invece di fiorire. Ma se e’ apprezzato cosi’ poco che non riesce a sopravvivere, allora quasi sempre e’ giusto non coltivarlo, perche’ non e’ talento. Se non riuscite col vostro lavoro a pagare l’affitto neanche di venti metri quadrati, se non riuscite ad ottenere nessuno dei tanti edifici messi a bando dal Comune di Milano – se quindi siete arrivati a questi livelli di estrema irrilevanza nella societa’ in cui vivete – allora non potete pretendere che altri paghino per voi.
quando ha smesso Baresi ho capito che non potevo essere più un ragazzino. La cosa potrebbe sembrare triste e quasi traumatica se non fosse che, come scrivevo in quel post, se Baresi era andato via rimaneva ancora Maldini. E non puoi essere davvero vecchio se nella tua squadra gioca ancora lo stesso terzino di quando facevi le medie. Quindi mi aggrappai con tutte le forze a Paolo, che mi fece il favore (o forse no) di farmi sentire ancora giovane per diversi anni, continuando a giocare ancora, ancora e ancora. Andato via anche lui mi rimanevano solo due possibilità: riconoscere il raggiungimento dell’età adulta con dignità, oppure nascondermi dietro gente più giovane di me. Ovviamente ho scelto la seconda.
E io penso che uno abbia anche il diritto di proteggersi, e di non far sapere i fatti suoi, di viversi la vita come vuole e non fare di se stesso una bandiera. E si farà l’amore ognuno come gli va: diciamo che ci si fa bastare quello. E quando si scrive su un giornale di un rapporto non dichiarato, si usano dei brutti ma utilissimi eufemismi. Ecco, a me dispiace che Marco Alemanno debba essere definito “amico intimo” se di Dalla era il compagno. Mi dispiace come mi dispiacque quando morì Don Lurio, che stava da una vita con lo stesso uomo, e sui giornali per famiglie si scrisse che era “l’amico del cuore”. Ma mi dispiace anche di più che il fervore progressista scavalchi il diritto della gente a mantenere il più possibile privata la vita privata. Lasciamo che siano gli interessati a definire se stessi, con il tempo e se ne avranno voglia, oppure a non farlo mai.
Poi c’era L’anno che verrà che si suonava alle medie. S’imparavano gli accordi alla chitarra oppure si faceva finta di non conoscerli per far suonare quello più grande sulla spiaggia di sera seduti sulle sdraio umide e con la espadrillas ai piedi. Quelle notti di quando tu eri quella che cantava bene e lei quell’altra che alla fine si alzava e se ne andava abbracciata al chitarrista.
Buon san Valentino a quelli che ti mandano le poesie e vanno a letto con le altre
More Information