blonde inside

Nov 10 2008
C’è stato un momento, che perdura, in cui era impossibile sfuggire a conversazioni che non avessero a che fare con Facebook. Qualunque fosse l’origine della discussione, qualunque fosse il fiume di parole che veniva giù dalle bocche delle persone, il mare in cui andava a finire era sempre quello di Facebook. C’erano amici che quando mi incontravano per strada mi chiedevano «Ci sei su Facebook?». Che era come dire «È inutile perdere tempo qui sul marciapiede, con le macchine che passano, i clacson che non ci fanno parlare, il telefonino, la fretta». «Ci sei su Facebook?», e poi mi piantavano in asso. Li vedevo andar via di schiena, il cellulare tra l’orecchio e la spalla, in mano l’agenda e davanti gli altri che si aprivano come il Mar Rosso davanti a Mosè. Se parlavano di qualcuno, ne parlavano per dire che l’avevano incontrato su Facebook.

Prigioniero di Facebook - Il Sole 24 ORE

2 cose:
La prima: da leggere tutto perchè è drammaticalmente reale e contemporaneamente ESILARANTE.
La seconda: Non ricordo dove ho visto il link dell’articolo (un blog? un tumblr?…lo sto cercando..), ma sentitamente, la proprietaria di questo tumblr, RINGRAZIA.

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