blonde inside

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Vorrei un partito che non teme la modernità e il mercato e, anzi, li favorisce. Un partito che capisca che il concetto di “sinistra” nel 2012 non coincide più con quello del ventesimo secolo e nemmeno con il suicidio antistorico della decrescita (che non potrebbe che essere infelice, tra l’altro).
Vorrei un partito che capisca che tra i nuovi conservatori ci sono la CGIL e la FIOM, che hanno una visione antica del mondo e del mercato e si ostinano a difendere gli assunti a tempo indeterminato ultragarantiti, mentre i veri precari del 2012 hanno quasi tutti la partita IVA (provate a telefonare alla CGIL e dire “buongiorno, sono una partita IVA, cosa potete fare per me?”: vi attaccheranno il telefono in faccia).
[anzi, forse ora più che mai ci vorrebbe un nuovo sindacato, cioè un sindacato che nasca su presupposti nuovi, che dia rappresentanza a nuovi soggetti, che sappia gestire in modo equo e non unilaterale il patto tra generazioni].

Da imprenditore, vorrei un partito che mette a programma come punto 1 in economia la riduzione massiccia del cuneo fiscale, cioè i soldi che un datore di lavoro deve fare fuori per dare una paga a un suo dipendente/consulente. E vorrei un partito che premia le assunzioni, defiscalizzando il pagamento dei neo-dipendenti per un tot di anni. E favorisce fiscalmente le imprese strategiche, che fanno innovazione, che non inquinano, che attraggono investimenti.
E stabilisce ed esige per legge i tempi dei pagamenti, annullando l’attuale sostanziale impunità per chi non paga i fornitori o li paga con tempi biblici.

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