Da un post vecchissimo di Estate Indiana su splinder che non c’è più e che non posso linkare
“ Ogni essere umano tende a imprigionarsi dentro a una piccola scatola che si costruisce da solo, o che gli altri hanno costruito per lui. E’ la scatola dei “non ce la faccio” e dei “non si può”. Le sue pareti sono composte dai nostri pensieri di debolezza e paura, che addebitano sempre a qualche causa esterna (la famiglia, la società ingiusta, la sfortuna) le ragioni di una scelta vile o comunque riduttiva che ci consente di utilizzare soltanto una minima parte delle nostre facoltà. Se riuscissimo a guardare oltre la scatola, scorgeremmo orizzonti nuovi nei quali liberare la personalità rattrappita. Restando chiusi là dentro, invece, finiamo col credere davvero che i confini della scatola coincidano con i confini del mondo e di ciò che è possibile per noi. La scatola è una prigione, ma una prigione comoda, perché scalda, protegge, e soprattutto concede un alibi formidabile alle frustrazioni. Ma se abbiamo la forza di romperla, faremo una scoperta clamorosa: che ognuno di noi può essere molte più cose di quelle che crede ”
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