Per anni ho visto mio padre fare scatoloni ogni settimana da mandare ai parenti oltre confine. Spediva anche la banane, nonostante dicano che questo sia un mito inventato da qualcuno. Era vero, che non c’erano le banane, o meglio, che dovevi fare la fila per ore per averne una. Per anni, da ragazza ho visto mia madre partire con la macchina per andare a fare visita a sua sorella oltre confine e tornare indietro ogni volta più triste.
Ricordo mio zio imprenditore tessile benestante che di punto in bianco si è trovato con niente in mano, tutto usurpato per il bene comune. Non aveva più niente se non i suoi vestiti. Non potevano festeggiare se non in silenzio, dentro alla casetta degli attrezzi da giardino, cercando di non attirare l’attenzione, facendo tutto sottovoce. Quando ho sentito che il muro stava cadendo ho chiamato tua nonna e abbiamo pianto insieme.
Mia mamma è tedesca, è bavarese. Non le ho mai chiesto niente del muro e di come loro avessero vissuto la cosa. Oggi sono andata a pranzo da lei e mi sono fatta raccontare qualcosa. Questo è il monologo immaginario che ne è uscito ascoltandola.
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