Io ai miei parenti ci voglio bene. Sul serio. Solo che sono davvero troppi da sopportare tutti insieme in un giorno solo, soprattutto per una come me che oramai è abituata a parlare al massimo con la televisione.
La sfiga di mio babbo è stata quella di nascere in una famiglia contadina senza soldi per acquistare una televisione, indi per cui, da che io ricordi, i raduni ufficiali di famiglia sono sempre stati sinonimo per me di “confusione”: 5 fratelli 2 sorelle con le rispettive mogli e i rispettivi mariti, 6 nipoti (la sottoscritta e altri 5 di cui tre con marito e prole) , qualche fidanzato o fidanzata random a seconda dei periodi, e si fa presto a fare il conto: mai meno di 25 e spesso più di 30. Oggi per gli ottant’anni del marito di mia zia eravamo esattamente 26. Dopo 40 minuti io ero già sbronza, il san giovese mi ha aiutato a sopportare gran parte del pranzo e ogni argomento trattato (si è parlato del PD di come fare crescere bene il cardo in inverno, dei sindacati, di facebook - oramai è un evergreen - di Kennedy - che ancora non ho capito come cazzo ci siamo arrivati a parlarne - di melograni e altre cose che ho rimosso). Alle quattro io non ne potevo davvero più e stavo cazzeggiando con l’iphone quando mia zia si è alzata e ha detto che aveva scritto una lettera per lo zio (suo marito) e che voleva leggerla ma che era troppo emozionata e quindi, guardando me, ha detto “per favore fallo tu che sei più brava, sei laureata e io sono emozionata non ci riesco”. Allora ho preso il foglio scritto in stampatello (30 righe di stampatello non le vedevo dal 1982) e ho cominciato a leggere. “Caro Franco siamo insieme da 46 anni………………..ti voglio un gran bene”.
Al posto dei puntini c’erano un paio di virgole e punti messi alla cazzo di cane, qualche “ho “ senza l’acca, una “q” al posto di una “ci”, un mezzo congiuntivo sbagliato poi rettificato con una cancellatura e tutto il loro mondo e il loro amore.
Credo di aver smesso di fare caso agli strafalcioni grammaticali dopo il congiuntivo rettificato. Poi c’è stato l’applauso e il brindisi ma io ero talmente commossa che me la sono riletta due volte da sola quella meravigliosa dichiarazione d’amore, pensando che mia zia (licenza di quinta elementare e 31 anni in fabbrica ad attaccare dei bottoni) era riuscita anche oggi ad insegnarmi qualcosa. Io una lettera così, seppur con tutte le acca e le virgole al posto giusto, non so se sarò mai in grado di scriverla.
Che poi, subito dopo il brindisi mi sono avvicinata a lei e le ho fatto questa domanda qui: “ma zia come fai dopo 46 anni a scriverle e pensarle ancora quelle robe lì? si impara? c’è un trucco?” e allora lei mi ha guardato e mi ha detto: “ non si insegna e non si impara, si fa e basta, fino a che c’è lui ci sono anche io”.
Ed è così. Credo che il segreto sia proprio quello lì.
Si fa e basta.
mi e’ andata una bruschetta nell’occhio
bellissimissimo.
”Fino a che c’è lui ci sono anche io”. E Lui lo sa.
so io a chi la farei leggere questa….
parte scegliere, ché va letto tutto, ma...grazie blonde :-)