10 anni fa mio papà è morto di cancro a 56 anni. Oggi uno degli uomini più famosi del mondo è morto di cancro a 56 anni. Tra tutto quello che si è detto e scritto oggi sulla faccenda, il cancro, che è quello che si è portato via questo visionario dei nostri tempi, non l’ho quasi mai sentito nominare. Eppure è lui il vero protagonista dei nostri tempi. E’ lui che ci porta via amici, genitori, figli, sconosciuti famosi che ci hanno migliorato la vita.
E’ lui che non guarda in faccia a nessuno, che se ne fotte se sei nella classifica dei cento uomini più ricchi del pianeta, non puoi sconfiggerlo.
E’ lui che dovremmo combattere sempre, 24 ore su 24. Sconfiggere il cancro dovrebbe essere la priorità del mondo, in cima alla lista delle cose da fare. Invece niente, spendiamo milioni di euro per i neutrini e la gente continua a morire, sempre di più e sempre più giovane.
E lentamente (questa è la cosa più agghiacciante di tutte) ci stiamo abituando all’idea.
Ci stiamo abituando all’idea che sia normale che la gente muoia a 56 anni per quella bestia che non perdona e non guarda in faccia a nessuno.
Se oggi mi sono sentita triste, amareggiata e sconfitta non è perché il dio della mela è morto. Io mi sono sentita sconfitta perché un uomo di 56 anni con milioni di dollari a disposizione, medici e altro, è morto esattamente come dieci anni fa è morto mio padre (operaio quasi in età da pensione con zero luminari della scienza a disposizione).
Dieci anni, zero passi avanti. Questa è la notizia. Ma tanto oramai è normale.