anke io
(Source: sweetpotatopie)
Love and Secrets è il terribile titolo per il mercato italiano di All Good Things, film di Andrew Jarecki con Ryan Gosling che negli states è uscito a dicembre del 2010, perché quando c’è una star che tira da matti noi facciamo così, distribuiamo i suoi film due anni dopo e cambiamo titolo, però ci inventiamo un titolo in inglese per qualche motivo. Che sagome! Un po’ come quando abbiamo un film italiano favorito a Cannes e lo facciamo a uscire a ottobre. Che matti! — Nei cinema dal 1 giugno 2012 « Friday Prejudice
Quello che da tempo temevo si è realizzato, l’exploit dei grillini non è altro che l’inizio della completa friendfizzazione della società italiana: infatti è certo che l’aggregazione di un vasto numero di decerebrati/regazzini/falliti/analfabeti di ritorno con tanto tempo libero e un computer in mano ha le potenzialità per trasformare un paese di sfigati come il nostro in un mega bar, dove ognuno spara la sua minchiata su qualsiasi argomento.
(via losgabuzzo)
Leggo, sorrido e la copio qui, letta su FB, alcune frasi son troppo belle e vere. Quelli che“vacca ragàz moc’bròt lavòr, anche se mi ha svegliato mia moglie perché io non m’ero accorto di niente. Mè a tireva avanti a spiguzér!’’. Quelli che “sabèt a un zèrt punt a gh’ èra un vèint che mè a iò pinsè subèt teimp da teremòt!”. Quelli che “a cherdìva d’avergh un camion dal spurgo impiè sàta cà”. Quelli che “a parìva d’eser inzèma al Tagad…à ai Baracòun!”.Quelli che “al me càn l’……iva… sintì tòt mez’ora prèma: el bèsti el ghàn na sensibiltè…”. Quelli che “sèint mo chè ca balàm ancàra…quast ché l’è minim un quàter virgola trii ed magnitudo”. Quelli che “moxa diit?! Quast ché a srà minim minim un zìnc e du in dla schèla Richter!”. Quelli che “il sussultorio è lofi un bel po’, ma l’ondulatorio l’è dimàndi pèz!”.Quelli che “mi ricordo quando ha tirato nel ’72… ziocà se abiàm balàto! Credevo che ci fosse della maràia sotto al letto!”. Quelli che “a Modena siam fortunati perché sotto ciabiàm l’acqua”. Quelli che invece “sotto ciabiàm la sabbia”. Quelli che invece sotto “ciabiàm un cimitero pellerossa maledetto”. Quelli che “mo chissà che cosa ciabiàmo…”.Quelli che “l’unico lavoro da fare in quei casi qui è mettersi sotto al muro portante” e quelli che hanno l’open space e il muro portante non lo trovano. Quelli che “comunque nella bassa ciànno ‘na grinta che si tirano su in cinque minuti, a t’al dègh mè!”. Quelli che “mo boia d’un mànd lèder c’at gnèsa n’azidèint al teràmòt… an psìva menga tirèr a Montecitorio invece che a Finèl o a Miràndla?”. Quelli che “chissà adèsa al parmigiano sàl gnarà a custèr…”. Quelli che “comunque al s’era capì che la Notte Bianca la porta sfiga”. Quelli che “più che la Notte Bianca le mèi dir la Notte Maya”. Quelli che “bèmo ragàz, asrà la sugestiòun mo da quando c’è stato il terremoto tòt el voltic’am mèt a séder inzèma al water am pèr d’ èser in berca:am bàla la tèra sàta i pè!”. Quelli che a partire dalle 4.04 della notte tra sabato 19 e domenica 20 maggio 2012 hanno una crepa e un mucchietto di macerie nel cuore: tutti quanti noi modenesi. — Bab-bla bla:
Infatti nessuno crede allo Stato, agli aiuti, ai risarcimenti, alla ricostruzione fatta dagli altri, benché poi alla fine questa terra dia all’Italia molto più di quanto ne riceva, quindi sarebbe ampiamente in credito. Tutti invece credono fermamente in loro stessi. Adesso è il momento del dolore, della conta dei vivi e dei morti, di quello che si è perso e di quello che resta. Ma dateci tempo, e credo non ce ne voglia nemmeno troppo, e ricostruiremo tutto. Pregusto il momento in cui, quando dirò che sono di Modena, non mi risponderanno come adesso: «Modena? Ah, sì, dove c’è stato il terremoto», ma come sempre: «Modena? Ah, sì, Ferrari, Pavarotti, si mangia benissimo». E ci faremo una risata. Grassa. — Ce la faremo da soli con il sorriso - LASTAMPA.it
Sgombriamo il campo dalle pregiudiziali ideologiche, che condannano la sfilata delle Forze Armate in quanto manifestazione muscolare. E sforziamoci di sgombrarlo anche dai condizionamenti emotivi che in queste ore ci inducono a considerare uno spreco di risorse qualsiasi iniziativa dello Stato che non consista nel portare sollievo alle popolazioni emiliane in apnea. I soldi per la parata sono già stati quasi tutti spesi. Con quel poco che resta si finanzierebbe al massimo la ricostruzione di un comignolo. Andrebbe ricordato a quella genia di politici in malafede che cercano di agganciare l’umore popolare con proposte furbastre, ma si guardano bene dal devolvere a chi soffre le cifre ben più consistenti che si ricaverebbero dalla drastica riduzione del numero dei parlamentari. — La parata più bella - LASTAMPA.it
Perciò, visto che ci sono passato, una cosa l’ho notata, quella volta, poi me la sono dimenticata, però la settimana scorsa, col terremoto in Emilia Romagna, guardando un servizio al tiggì, con l’inviato che parlava sullo sfondo di una casa squarciata, con un buco in mezzo, e le pareti esterne che non c’erano più, crollate, e si vedeva dentro, questo palazzo, questa cosa m’è tornata in mente, ed è che se uno, per farsi un’idea, si basa sugli edifici davanti a cui si piazzano gl’inviati, gli viene il magone, perché pensa che lì quel paese non esiste più, è solo macerie, e non c’è rimasto niente, in piedi, e di certo saranno rimasti vivi in pochi, e allora cambi canale, e c’è un altro servizio, davanti a un mucchio di macerie che nemmeno si riconosce cosa poteva essere prima, e ti si chiude lo stomaco e ti viene da piangere, e ti convinci che lì gl’unici vivi sono il cameraman e il giornalista, e pure il giornalista non ha mica una bella cera.
E invece chi ci sta in mezzo, o chi c’è stato, lo sa, che sì, ci sono state le vittime e i feriti, e i crolli e la paura, le corse, le tendopoli, ma c’è un sacco di gente viva, la maggior parte, per fortuna, e anche le case, ce ne sono in piedi, e non sono poche, anzi, e le persone, lì, la voglia che hanno di più è quella di normalità. E allora perché tu, giornalista, ti piazzi lì, sempre lì, costantemente lì? Cosa ti serve, una scenografia? Hai bisogno della messinscena, della dramatization, come dicono gli americani? Può darsi che vuoi convincermi che è una tragedia, il terremoto, solo che lo capisco da per me, che è una tragedia, il terremoto. Magari sei tu, a non saperlo, che sei arrivato il giorno dopo che c’è stato, il terremoto, e pensi che metterti lì, con le macerie alle spalle, con la casa squarciata, lo faccia capire meglio a chi non c’è mai passato. Ma non funziona mica.
— Scene da un terremoto. | Diecimila.me
Quando vedo scritte frasi tipo “quello che la stampa di regime non dice”, sempre più spesso mi viene da aggiungere “…sì, perché sono CAZZATE”.
Non è che se una cosa “non viene detta” allora aumenta AUTOMATICAMENTE di credibilità, eh… a volte non la si dice perché È UNA STRONZATA!!
— arcureo’s blog: Le cose non dette
(via Foto La preghiera dei musulmani per i morti della fabbrica “Meta” - 1 di 5 - Bologna - Repubblica.it)
La cosa bella delle soap è che ti cacciano fuori la famiglia fino all’ottava generazione: per ogni plot twist c’è un cugino di dodicesimo grado pronto a reclamare la sua parte di drama. La cosa bella delle primetime soap è che lo fanno con una fotografia che ci evita di cavarci gli occhi. La cosa splendida di Revenge è che lo fa con stile. E con aerei che esplodono, sotterranei, orologi, collari di cani vecchissimi, donne incinte, false identità incrociate, omicidi offscreen, un senso quantomeno opinabile della privacy, tanto botox e una collezione di filmati di spionaggio in blu-ray che in confronto il Grande Fratello orwelliano era un dilettante. Manca solo il gemello cattivo, ma quello ce lo teniamo per la seconda stagione [cit.].
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È come se gli autori, intenti a sfogliare il Manuale Delle Cose Che Possono Succedere (non so se esiste, ma dovrebbe), si fossero detti FUCK THAT, METTIAMOLE TUTTE, per poi precipitarsi sulla spiaggia a sorseggiare margarita. E così hanno fatto, con un risultato fenomenale.
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E non lo uccide solo perché, all’ultimo, le viene in mente un uccello e suo padre che le dice «tu ami tutti, Amanda, è questo che mi piace di te». L’idea che dare le botte fortissime a un tizio che di mestiere organizza attentati – contro il quale hai, oltretutto, appena consegnato un fascicolo di prove all’FBI – e poi lasciarlo vivo non sia la più brillante delle idee non la sfiora neanche, segno che è stata attentissima durante le lezioni di kung-fu e giapponese avanzato ma ha saltato tutta la parte teorica sul non lasciare viva la gente.
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Revenge non è sottile, ma capiamoci: se volessimo sottile guarderemmo un’altra serie. Vuole dirci che Emily pensa di essere cattiva, ma in realtà è buona. Vuole mostrarci che Victoria è cattiva ma è anche buona, e che nel mezzo c’è ben poco. Come lo fa? Vestiti. E no, non immaginate una declinazione minuziosa, attenta, quasi artistica del codice cromatico e della forma dell’abbigliamento: nero cattivo, bianco buono.
— La meravigliosa recensione del season finale di Revenge. (via sweetpotatopie)