UFFICIALE: 2 febbraio 2010
Messaggio per Batchiara: non è che domenica mattina mi ci porti a questa mostra?
:-)
Proprio quando stavo per mollare “fringe”, spuntano fuori “observer” come se piovesse a rendere tutto di nuovo molto interessante.
Ottimo.
(…) Con me la donna non si limita al due, si mette in tasca tutto il mazzo e mi lancia le carte dal balcone mentre aspetto sotto casa sua.
1. sparire non risolverà nulla. affronta il problema e fai una festa.
2. non c’è bisogno di invitare la tua classe delle medie per una rimpatriata. per quello c’è già facebook.
3. montaggi di vecchie foto e playlist della musica del liceo non faranno che sottolineare l’inesorabile.
4. i 40 sono i nuovi 30, ma i 50 sono sempre i 50.
5. si dice che ognuno nella vita dovrebbe fare 3 cose. scrivere un libro, fare un figlio, e piantare un albero. se non ne hai fatta ancora nessuna, almeno pianta un albero.
da internazionale.
probabilmente, dopo la scemissima festa in autobus rome sightseeing tour, ne farò una per i 40 e mezzo.
Quindi: smetterei (almeno) di farci violenza da sole. Smettendo di autoimporci canoni da superwoman isteriche che pretendono di fare quattro cose insieme, tutte al meglio, e si colpevolizzano se gliene viene male una. Posando a terra il mondo che ci carichiamo sulle spalle ogni mattina, per poi lamentarci che è pesante. Magari così scopriremo che lui, il mondo, va avanti benissimo anche da solo. Se proprio non riusciamo a vedere le altre donne come amiche e alleate (a volte è davvero difficile, ne convengo), smettendo almeno di giudicare, stigmatizzare, accusare, triturarle per qualunque scelta facciano. Fanno figli, non ne fanno, li allattano, mischiano la polvere nel biberon, fanno carriera, non la fanno, hanno 350 uomini, hanno fatto voto di castità, sono lesbiche, fanno Power Yoga, tradiscono il marito con l’idraulico (sempre che ne abbiano trovato uno libero), credono nella Kabbalah, fanno le perpetue, ma a voi, diosantissimo, che cavolo vi frega? A noi tutte, che c’importa? Non diciamo sempre che abbiamo così tanto da fare? Possibile che invece il tempo di giudicare le altre lo troviamo sempre? — Per la giornata contro la violenza sulle donne, smettiamo di farci male da sole at Blimunda
E iniziò a dirmi che ero splendida: tutto quello che avrebbe mai desiderato in una donna. Bellissima (anche questo avrebbe dovuto farmi capire qualcosa…), spiritosa, intelligente, curiosa. “Sei perfetta”. E durante tutto questo discorso continuavo a ripetermi adesso arriva il “ma”. “Ma se nonostante tutto questo non mi sono innamorato di te, significa che sono ancora innamorato della mia ex. Io sono qui a ringraziarti per avermi fatto capire quali sono i miei veri sentimenti. Per lei. — Non sei tu. • Due Di Picche
Ebben sì, se Blondeinside esiste (nel bene e nel male), dovete ringraziare o detestare questo tumblero qui.Era un classico dei quasi trentenni del paesello. La festa di compleanno di un amico da consumare in una notte di libagioni, nella riviera nottambula, fra cena di pesce e danze nel locale sbrilluccicoso.
Tutti profumati, ben vestiti, entusiasti. C’era questa ragazza. Minuta, bionda, occhi duri come pietre. Chiesi informazioni. Libera. Con un soprannome. Dobermann. Non male, perchè? Perchè azzanna i maschi che si avvicinano troppo. Uau, notevole. La osservai per tutta sera. Senza parlarle, senza avvicinarmi. La guardavo però, annusavo l’aria, mentre lei rideva durante la cena. E quel sorriso era più affascinante di certi sguardi minacciosi con cui si liberava da approcci vari durante il drink pre discoteca. Nel locale si bevve e si ballò. A notte fonda, dopo troppe danze e troppi brindisi, mi sedetti su un divano, continuando a cercare la piccola biondina. E all’improvvisò, arrivò, salì su un tavolo pieno di cadaveri di bottiglie e bagnato di gin tonic rovesciati ed inziò a ballare. Piedi nudi, le braccia a tenere il ritmo, il vestito bianco che le fasciava i fianchi mentre ancheggiava. Una luce la illuminava. La regina della discoteca. Quando si stancò, rimise i piedi bagnati nelle ballerine bianche e si diresse al bar. Dissi al mio amico che andavo. Egli tentò di trattenermi gridando “Dobermann” ma ormai era tardi. In tre passi raggiunsi il bancone, raccogliendo il coraggio dagli stucchi del locale, dalle luci pulsanti, dal pavimento rimbombante di bassi dance e mi avvicinai. Le offrì da bere. Lei accettò puntandomi gli occhi addosso. Due fessure di vago disprezzo che si sciolsero dopo qualche chiacchiera. La feci addirittura ridere mentre consumavamo il beveraggio. Poi le chiesi il suo indirizzo mail. Non so perchè, forse ero già troppo nerd. Lei mi diede un indirizzo. Gli occhi duri si erano sciolti in un sorriso. Trionfale raccontai all’amico del successo. Lui mi stimò, assai.
Al lunedì scrissi una mail col massimo impegno per apparire interessante senza essere petulante. Era un breve messaggio. Invio, sudori freddi. Speranze. Non ebbe risposta. Ne mandai un’altro dopo qualche giorno, cercando di non sembrare troppo deluso. Mi rispose un’amica della ballerina scalza.
Il dobermann aveva azzannato, mollandomi l’indirizzo mail della sua amica. La vidi qualche settimana dopo in una birreria. Non mi degnò di uno sguardo.
Sono passati dieci anni, non vado più in discoteca, continuo a prendere due di picche.
E la bionda ballerina dispensatrice di fasulli indirizzi mail, è diventata una mia amica, le ho pure fatto aprire un tumblr e ieri mi ha scritto “Perché non posti tu un due di picche?”.
Et voilà.[cidindon]
Quindi ce ne andiamo dalla festa per quella cosa non detta del l’ho capito e siam daccordo e lui sussurra: “Ti porto a casa mia”. E tutte le me che ci sono nel mio cervello e altrove, fan festa. — Pensavo fosse amore e invece mi han portato a casa • Due Di Picche